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06 Ottobre 2011, 15.00

Pillole di psicologia

L'ansia di essere ammalati

di Federica Bignotti
Viene definita «Ipocondria». La parola deriva dal greco: hypo = sotto e khòndrion = cartilagine; l’ipocondrio è la parte superiore e laterale della cavità addominale.
 
La parola fa riferimento dunque al  "male degli ipocondri", termine quest'ultimo che si trova già in Ippocrate (V sec. A. C..) come denominazione anatomica.
Sette secoli più tardi Galeno sembra essere stato il primo autore ad aver descritto la melanconia come una "malattia ipocondriaca" (con sede nei visceri addominali);
 
Per i greci la sede delle passioni e dei sentimenti era addominale.
Si comprende quindi come nell'ipocondria essi intravedessero uno squilibrio delle passioni, un disturbo "psichico" causato da una particolare disfunzione degli organi ipocondriaci.
Nel  Dizionario di Psicologia (a cura di Arnold, Eysenck e Meili) l’ipocondria è descritta così:  “il malato accusa dolori o disturbi non solo allo stomaco, come farebbe pensare la derivazione etimologica della parola, ma in tutto il corpo. Propriamente la “corporalità”, il corpo in quanto “animato”, è malata nel suo complesso”.
 
Nel DSM IV (Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali), l’ipocondria è classificata tra i disturbi somatoformi non come un disturbo d’ansia; nonostante questo può essere utile interpretarla come una preoccupazione legata alla salute; ad un livello concettuale cognitivo comportamentale l’ipocondria ha alcune caratteristiche comuni ai disturbi d’ansia e dunque anche il suo trattamento è simile a quello degli altri disturbi d‘ansia.
 
Essere preoccupati per la propria salute, fino a un certo livello, è funzionale e adattivo; la preoccupazione sana ci permette di anticipare dei pericoli (es. ammalarsi di tumore a causa del fumo) e di orientare il nostro stile di vita di conseguenza oppure di intraprendere delle azioni per prevenire dei peggioramenti della salute (es. di fronte ad un persistente dolore al petto fare accertamenti per prevenire problematiche cardiovascolari).
 
Vediamo quando una sana preoccupazione si trasforma in un problema
Ogni segno fisico viene interpretato come sintomo di una malattia; la persona tende a porre una minuziosa attenzione a qualsiasi sensazione strana che proviene dal corpo (controlla il  polso, seno e ascelle, si guarda spesso allo specchio, controlla la deglutizione, sta attenta al battito cardiaco, verifica se nelle feci e nelle urine c’è sangue),  evita discorsi relativi alla morte e alle malattie, fa spesso accertamenti medici e naviga in Internet alla ricerca di informazioni mediche.
 
Internet ha contribuito enormemente all’aumento dell’ossessione per le malattie perché permette l’accesso ad una svariata mole di informazioni che, lette con la lente della preoccupazione, non fanno altro che confermare la stessa.
La persona vorrebbe essere continuamente rassicurata da amici, parenti e medici di non avere niente.
 
La rassicurazione però ha un effetto tranquillizzante limitato nel tempo e mantiene il problema; la persona sofferente di ipocondria di fronte ad una rassicurazione del medico può infatti pensare che la scienza è fallibile e che non ci sono ancora strumenti efficaci per rilevare il problema che sicuramente esiste; oppure può pensare che il medico la tranquillizza perché sottostima ciò che gli viene detto perché la considera troppo ansiosa.
Il comportamento di ricerca di rassicurazioni viene d’altra parte mantenuto dal fatto che immediatamente dopo la persona sperimenta un breve calo dell’ansia.
 
La persona cerca in modo ossessivo la certezza di non avere niente ma questo obiettivo è irraggiungibile; nessuno di noi può avere la certezza che da un momento all’altro non gli possa capitare qualcosa.
In qualsiasi situazione l’uomo voglia  eliminare in assoluto il rischio che capiti un evento temuto (da una malattia, ad un incidente, che una relazione finisca etc.) è facile lo sviluppo di ossessioni; la mente cerca di controllare qualcosa di cui non ha il controllo in assoluto perché dipende da fattori esterni a noi o comunque da fattori non controllabili.
 
La persona che costantemente teme di avere una malattia è concentrata a cogliere i suoi sintomi  come se ci fosse l’illusione che, nel caso fosse una malattia, di avere qualche potere sulla stessa..
 
Le conquiste della medicina moderna ci hanno permesso per tanti versi di avere una qualità della salute migliore, d’altra parte hanno avuto l’effetto controproducente di dare all’uomo un senso di potere rispetto all’ineluttabile che un tempo probabilmente non c’era.
Più l’uomo cerca di esercitare un controllo su ciò che non è in suo potere più sperimenta ansia perché il sistema cognitivo è orientato ad evitare la minaccia nella credenza di poter far qualcosa; un tempo gli uomini erano meno istruiti, si affidavano nel momento della debolezza al medico o al prete e delegavano il controllo della loro salute o a Dio o alla Medicina.
 
Ora l’aumento di informazioni sulla fallibilità della Medicina e la maggiore conoscenza delle malattie sono più accessibili a tutti; di conseguenza anche una persona senza una formazione medica, quando è in gioco la sua salute, cerca di esercitare un controllo. In alcune persone predisposte, questo diventa una vera e propria trappola nei propri pensieri ossessivi e dunque nell’ansia.
 
Se qualcuno si riconoscesse nella descrizione del problema sappia che è possibile uscire dal tunnel; se è presente una mente predisposta a sviluppare preoccupazioni, ansie e ossessioni, ci sono oggi strumenti terapeutici efficaci (farmacologici e psicoterapeutici) che  permettono di comprendere meglio il proprio funzionamento e di utilizzare il pensiero in modo più utile per raggiungere i propri scopi di vita.
 
Dott.ssa Federica Bignotti e-mail
 
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