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19 Marzo 2020, 15.00
Valtrompia
Lettere

E la sanità pubblica?

di Ernesto Cadenelli
In queste giornate di coprifuoco obbligato e necessario sento plausi e ringraziamenti calorosi indirizzati al personale sanitario della Lombardia e del resto d’Italia. Li condivido in pieno. Ma fino a due mesi fa? E fra due mesi?

Medici, infermieri e volontari stanno dimostrando una carica di umanità e dedizione al limite della propria integrità e salute, cosa che l’opinione pubblica sta riscoprendo.

Siccome il tempo per riflettere non manca, mi sovviene subito una constatazione; ma fino a due mesi fa c’era questo clima di solidarietà ed esaltazione del ruolo di queste magnifiche persone?
Mi pare francamente di no, o perlomeno non nella dimensione odierna. Forse la paura fa novanta!

Poichè ce la faremo a superare anche questa calamità, provo a svolgere qualche ragionamento che esca dalla quotidianità emergenziale e guardi al dopo. Il numero dei contagi e la velocità di diffusione stanno mettendo a dura prova un sistema sanitario tra i migliori al mondo. Tra parentesi sono ancora troppe le imprese che fanno lavorare i dipendenti, pur non essendo parte di filiere necessarie in questa fase.
Bisogna chiudere per non far circolare il virus.

Ma è solo questo? Ritengo che le difficoltà odierne, in parte, siano anche conseguenza di una politica miope di tagli allo Stato Sociale (cosidetto welfare) perseguita per lunghi anni da Governi di ogni colore, condita da scandali rispetto ai quali nemmeno la Lombardia è stata esente.

Il drastico ridimensionamento di risorse per istruzione e ricerca, oggi presenta il conto di fronte alla pandemia.
Evidentemente il Prodotto Interno Lordo non basterà più per misurare il benessere di una nazione o  continente.
E poiché a questa emergenza si accompagnerà anche quella economica, pensare al futuro non è fuorviante.

Serviranno scelte nette, bisognerà riorientare investimenti pubblici e privati, ci vorrà molto tempo per risalire la china e dare stabilità al paese e alle popolazioni.
Ecco allora che privilegiare il rafforzamento delle tutele sociali a scapito di altri fattori sarà fondamentale. La riscoperta dello Stato e delle tutele sociale e un fattore positivo.

I pilastri dello Stato Sociale sono stati; sanità, istruzione, assistenza e previdenza.
Dopo le conquiste sindacali degli anni ‘70, non regalate ma sudate, le teorie liberiste sfrenate degli ‘90, hanno fatto passare il messaggio del privato è bello, del curarsi dove si vuole, del fai da te previdenziale, del non pagamento delle tasse e via dicendo.
Tutti i capisaldi dello stato sociale sono stati intaccati pesantemente. Sarà il caso di avviare un serio ripensamento sulle politiche da perseguire una volta fuori dal tunnel.

Mi limito qui alla questione della Sanità in quanto è la più attuale.
Diritto fondamentale del cittadino stabilito in Costituzione.
Cito a grandi linee quanto successo in negativo nel corso del tempo: parificazione pubblico/privato, tagli agli investimenti in tecnologie, tagli alla ricerca, numero chiuso nelle università, contenimento del numero del praticantato, precarizzazione del lavoro.
In aggiunta, la scelta di demandare alle Regioni le maggiori competenze in materia, con difficoltà di intervento e coordinamento del Governo, come stiamo verificando oggi.

Questo groviglio andrà affrontato con decisione evidenziando le priorità, anche alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione e all’aumento dei costi di cura e assistenza che gravano sulle famiglie.

E la prima priorità è culturale: tutti i cittadini riconoscano il valore fondamentale di un sistema sanitario universale ed efficiente.
La sanità non riguarda solo i malati, ma i sani perché tutti possono ammalarsi. L’epidemia ce lo ricorda.
E’ un concetto che nel tempo si era smarrito, ma che sarà bene venga recuperato sopratutto dai più giovani, che sono anche i più esposti ad un futuro incerto.

La seconda è che gli investimenti in tecnologia, ricerca e formazione, proprio per l’ingente fabbisogno di risorse che richiedono, possono essere garantite per la massima parte dall’intervento pubblico. Dubito che cliniche, in buona parte più beauty farm, sorte nel tempo abbiano queste capacità finanziarie e la mission dello Stato.

La terza urgenza è frenare la fuga all’estero delle nostre intelligenze garantendo condizioni di lavoro e remunerazione degne di questo nome.
I migliori ricercatori sono lavoratori precari. Non è più accettabile.
Inoltre necessita una puntuale programmazione del fabbisogno futuro di personale medico e infermieristico, poiché si calcola che in pochi anni ne serviranno almeno 50.000 per mantenere gli attuali standard.
Infine una visione dell’autonomia delle Regioni in questo campo, con la chiara preminenza decisionale dello Stato, essendo il sistema sanitario nazionale universalistico.

E’ ovvio che per queste priorità andrà sacrificato qualcos’altro del nostro stato di benessere.
Del resto che cosa c’è di più importante della salute?

Un’ultima annotazione che non vuole essere né ingenua né moralista; molte risorse di questo Paese vengono sottratte dall’evasione fiscale , enormemente cresciuta e ormai piaga nazionale.
Governo e Enti Locali devono  adoperarsi con ogni mezzo per recuperarle. Erano importanti ieri e sono fondamentali per l’oggi e il domani.

Anche i più scettici nei confronti dello Stato si devono rendere conto che non riuscirci significa meno posti letto, meno respiratori e meno aiuti a chi perde il lavoro e il reddito.

Anche questo concorre  al  recupero di senso del BENE COMUNE.

Ernesto Cadenelli
Vobarno 17 marzo 2020


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