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05 Giugno 2012, 10.00

Lettere

Incontro mondiale delle famiglie e terremotati

di Davide Bondoni
Il recente incontro internazionale per le famiglie svoltosi a Milano, mi ha dato spunto a una manciata di osservazioni in parte pertinenti.
 
Si è molto discusso sui soldi spesi per tale convegno, che in realtà sarebbero stati meglio nelle tasche dei terremotati.
Non voglio inseguire questa polemica.
Di fatto, c'è la possibilità di organizzare un incontro internazionale E aiutare i terremotati come adesso la Chiesa sta facendo.

Questa continua pretesa che la Chiesa paghi per tutto, per i problemi del nostro stato, per le disgrazie ecc., non la trovo fondata.
Sarebbe come se io uscissi al mattino e pretendessi che il mio vicino mi desse dei soldi.
Ovviamente, posso sperare che me li dia. Ma non posso sensatamente pretenderlo.

La Chiesa è un soggetto individuale come sono io o altri. Inoltre, non fa neppure parte dello stato italiano.
Perché non pretendiamo che il Giappone paghi i nostri debiti? Perché il Giappone no e la Chiesa sì?
La Chiesa non è una vacca da mungere.
Possiamo chiedere, ma non pretendere (la stessa cosa vale per il nostro governo - si ricordi il contrattualismo che ci lega ad esso).

Detto questo, penso che il Santo Padre avrebbe potuto, sulla via per Milano, far visita ai terremotati.
E' vero che è loro vicino con la preghiera, ma non credo che basti.
L'uomo è anche fatto di sentimenti. Non mettiamo le questioni religiose sempre su un piano troppo astratto.
Il cattolicesimo crede nella resurrezione della carne, non degli spiriti:

“Credo nella risurrezione dei morti e nella vita che verrà”.

Lo stesso Gesù Cristo ha sofferto come uomo sulla croce e dopo la Risurrezione ha fatto visita ai discepoli in carne ed ossa.
Tant'è vero che la sua prima richiesta fu quella di dargli da mangiare.
Non avrebbe potuto portare conforto con la sua sola presenza il Pontefice?

Questo mi ha spinto ad un'altra considerazione.
Una volta il papa non usciva dal Vaticano. Quindi, poteva essere vicino alle sofferenze solo tramite la preghiera.
Da Paolo VI in poi, il papa ha iniziato a viaggiare.
Ebbene nella stragrande maggioranza dei casi, praticamente quasi sempre, il papa si è messo in viaggio o per visite pastorali o per visite diplomatiche o per feste come quelle della gioventù.

Domanda: perché il papa non ha speso metà dei suoi viaggi per incontrare i sofferenti hinc et nunc?
Perché non ha visitato subito le persone colpite dallo Tsunami, dal terremoto haitiano, dalla catastrofe giapponese?
Perché non va in Siria ad incontrare la gente, i missionari, non i capi di stato?
Perché non visita i terremotati?
Cosa può aver pensato un terremotato in una tenda, dopo aver perso casa e lavoro, in un'epoca di forte crisi, vedendo magari alla televisione l'incontro milanese?

La festa della Trinità ci ha ricordato che Dio è relazione.
Ebbene, che relazione c'è tra noi e delle autorità ecclesiastiche spesso lontane e non sensibili ai problemi della gente per questioni diplomatiche?
Non ho ancora sentito un Angelus in cui il papa abbia attaccato con forza qualcosa in particolare. Si parla sempre in astratto “l'uomo deve comprendere che la via del dialogo...” Chi è questo uomo? Io? Te? Putin?

Forse c'è un particolare che possa chiarire il mio pensiero.
Durante l'incontro di Milano il papa ha risposto ad una bimba che quando pensa al Paradiso la mente va ai suoi ricordi di bambino in Baviera, tra musica, natura e relazioni significative.
Un passaggio molto bello. Non lo dico in maniera ipocrita.
Però, aprendo lo sguardo è comico che un individuo accomuni il Paradiso alla Baviera della giovinezza: quella Baviera da cui sorse il nazionalsocialismo.
Mentre il papa pregava in Chiesa, in Baviera succedeva il finimondo.
Essa rimase fino alla fine, la regione tedesca più nazista. Non a caso il processo di Norimberga si svolse proprio da quelle parti. E il putsch di Monaco?

Questa mia osservazione sa di gossip. Lo è. Però è curioso.
Un po' come è curioso apprendere che un matematico miope si arruolasse volontario (malgrado fosse stato congedato) nell'esercito prussiano come tiratore scelto.....

Quella del Papa mi sembra (tolta dal contesto) o una boutade di cattivo gusto o una gaffe tremenda.

Proprio come fu una gaffe non visitare i sofferenti. E' Gesù stesso a ricordare che “quando avevo fame, mi avete dato da mangiare.
Quando avevo sete, mi avete dissetato. Se in carcere o sofferente mi avete visitato.” Alla domanda, “ma Signore noi non abbiamo fatto tutte queste cose”.
Dio rispose: “in verità è come se le aveste fatte a me”.

 
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