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Giuliana Franchini
Psicologa, psicoterapeuta infantile, autrice di libri sulla relazione educativa e favole per aiutare i bambini a crescere bene
Giuseppe Maiolo
Psicoanalista e docente di Educazione alla sessualità all''Università di Bolzano. Si occupa di formazione dei genitori e di disagio giovanile
Officina del Benessere, Puegnago, tel. 0365.651827
 
 




11 Settembre 2014, 07.18

Genitori & Figli

Scuola e famiglia

di Giuseppe Maiolo
Tutto è pronto. La scuola riparte con il suo “esercito” di allievi e di insegnanti. Ma in questa annuale avventura scendono in campo anche le famiglie e i genitori

Una moltitudine quindi di persone coinvolte in quello che è un percorso non solo formativo ma si coniuga, o si dovrebbe coniugare, con il processo educativo.
Scuola e famiglia quindi, coinvolte profondamente in questo progetto hanno bisogno di ri-trovare punti di contatto e di collaborazione.
A dire il vero se la famiglia di oggi è più concentrata sui bisogni affettivi dei figli, anche la scuola è più attenta agli aspetti relazionali, ai processi di socializzazione e si interroga sulle necessità emotive degli studenti.

Insomma c’è attenzione
non solo alla costruzione di un sapere ma anche al come essere  individui.
E questo è un valore che la scuola ha conquistato e che va difeso. Ai tempi in cui io ero scolaro e studente, valeva solo per quello che sapevo.
L’asino, o quello che veniva considerato tale perché non otteneva risultati apprezzabili, era pubblicamente bollato come incapace. Spesso senza appello.
Le sue difficoltà non avevano altra ragione che la sua svogliatezza e il suo disinteresse, cose che pur presenti, non spiegano sempre tutto. Allora poiché quello studente per la scuola non funzionava, la scuola lo allontanava. O se ne dimenticava. Non è più così, per fortuna.

Oggi le ragioni del malessere scolastico, dell’insuccesso o delle difficoltà di apprendimento, vengono analizzate profondamente al microscopio di tutte quelle discipline che aiutano a capire meglio l’individuo.
Il rischio caso mai che adesso si corre è di giustificare più di quanto necessario e allo stesso tempo diluire sull’orizzonte del permissivismo il concetto di responsabilità individuale.
E questo interessa sia la famiglia che la scuola che sembrano muoversi ciascuna per conto proprio o addirittura in contrasto.

Se c’è, infatti, una caratteristica che ora disegna in modo specifico le relazioni
tra queste due istituzioni è una dialettica di scontro e di reciproca accusa, piuttosto che di collaborazione.
Prevale una dimensione di rivalità e di opposizione che annulla quell’idea di dialogo costruttivo contenuta nella partecipazione della famiglia ai fatti scolatici. Un tempo tra genitori e insegnanti vi era distanza e soggezione e i giudizi della scuola, anche quelli più tranchant, erano accettati in nome di un risultato scolastico che doveva esserci alla fine. Forse importava poco lo stato umorale dei bambini o dei giovani, le loro ansie e le difficoltà della crescita.

Non era certo un valore, però, almeno all’apparenza
, c’era un progetto per il figlio-studente che era quello di farlo diventare grande e competente, capace di inserirsi nel mondo lavorativo e in grado di affrontare la vita professionale. In qualche modo tra famiglia e scuola c’era una specie di alleanza o, quanto meno, una coincidenza di prospettive.

Ora tutto questo non esiste più.

Genitori e insegnanti sono su fronti opposti, si accusano e si rimproverano reciprocamente di incompetenza e di incapacità.
I docenti rimproverano la famiglia e i genitori e di essere troppo permissivi, dunque responsabili degli insuccessi dei loro figli. Dall’altra i genitori accusano gli insegnanti di stressare gli studenti con richieste e pretese eccessive.

Alle volte li considerano poco attenti ai reali bisogni dei loro allievi, mentre gli insegnanti rilanciano la palla attribuendo la colpa di un fallimento al genitore che è sempre più iperprotettivo o al contrario assente.
Questa mitragliata di accuse, giuste o sbagliate che siano, non aiuta assolutamente quel figlio-studente che sta nel mezzo, perché alimenta il suo senso di irresponsabilità.

Ci sarebbe invece bisogno di una maggiore coincidenza di intenti
e di progetti tra scuola e famiglia e di una comune e partecipata educazione alla responsabilità, al senso di legalità e di tolleranza capace di formare gli adulti del domani in grado di “saper essere” oltreché di “saper fare”.

Giuseppe Maiolo


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