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Giuliana Franchini
Psicologa, psicoterapeuta infantile, autrice di libri sulla relazione educativa e favole per aiutare i bambini a crescere bene
Giuseppe Maiolo
Psicoanalista e docente di Educazione alla sessualità all''Università di Bolzano. Si occupa di formazione dei genitori e di disagio giovanile
Officina del Benessere, Puegnago, tel. 0365.651827
 
 




09 Giugno 2013, 15.00

Genitori in formazione

Diamo le cose vere ai nostri ragazzi

di Giuseppe Maiolo
Nell'intervista a Ezio Aceti vengono anticipati i temi dell'ultimo incontro della rassegna "Genitori in forma-zione" in programma questo luned sera a Villanuova

 

Lunedì 10 giugno, alle 20.45, presso la sala consiliare, si terrà a Villanuova sul Clisi l’ultimo incontro del ciclo “Genitori in forma-zione”. Il relatore della serata è il dott. Ezio Aceti, psicologo psicoterapeuta dell’età evolutiva, a cui abbiamo chiesto un’anticipazione del tema della serata.

Dott. Aceti, il tema che lei tratterà ovvero “Diamo le cose vere ai nostri ragazzi”, è quanto mai significativo, anche perché sottintende che stiamo dando falsi valori e dobbiamo cambiare rotta. È così?
Sì il problema è che noi stiamo tradendo i nostri ragazzi. Questa è una frase che usava spesso il filosofo francese Paul Ricoeur, morto qualche anno fa. A mio parere aveva ragione perché la generazione degli adulti non sta lasciando nulla ai giovani.
Così i nostri figli oggi, a differenza di noi quando eravamo giovani, non hanno voglia di crescere. Noi avevamo meno cose ma volevamo diventare grandi mentre a loro, che hanno molte più cose di noi, manca questo desiderio. C’è un libro di due psichiatri Benasayag e Schmit dal titolo “L'epoca delle passioni tristi” che dice proprio quanto nostri figli oggi stiano male, vivano un senso di impotenza e non vogliano crescere. In effetti chi glielo fa fare ad un ragazzo di 16-17 anni se vede sua madre di cinquant'anni che vuole essere giovane e rimanere bella rifacendosi il seno o altro. Che motivazione alla crescita può avere, se gli adulti che ha intorno brontolano sempre e non sono mai contenti. Per questo dico che li abbiamo traditi noi.

Come è potuto accadere tutto questo?
Le variabili che hanno permesso tutto questo, secondo me, sono tre.
La prima è che il mondo è completamente diverso: una volta se ad esempio un bambino faceva qualcosa che non andava bene per strada, qualsiasi adulto interveniva e i genitori ringraziavano. Lei provi ad intervenire oggi e viene denunciato.
La seconda cosa è l'emozione che muove il mondo. I nostri ragazzi sono sottoposti a mille emozioni e le grandi istituzioni come la società la scuola, la chiesa un po' meno, hanno rinunciato a parlare di quei 5-6 valori importanti che danno senso alla vita.
L’ultima cosa è che noi abbiamo estromesso la sofferenza e la morte dal nostro orizzonte. La morte fa parte della vita e senza dare ai nostri figli le parole della sofferenza noi li lasciamo vuoti: alla prima difficoltà soccombono.
Dovremmo infatti chiederci come mai un ragazzo può uccidere tranquillamente un altro ragazzo per un cellulare. La colpa non è sua, è nostra. Perché lui non fa nessuna differenza tra un cellulare e la vita. Il bene e il male sono la stessa cosa. Insomma non aver dato loro il senso e il valore delle cose li ha resi insensibili.

Quali strumenti si possono mettere in campo per invertire questa rotta?
Nonostante la mia descrizione della situazione sia pessimistica, io sono fiducioso. Prima di tutto perché sono credente. C'è un pezzo dell’Enciclica di Benedetto XVI “Spe salvi” in cui a un certo punto, dopo aver fatto l'analisi della società si domanda “Cosa facciamo” , risponde “Ci vuole un colpo d’ala”. Cioè ci vuole la speranza che è già in noi. Vuol dire che i valori sono dentro di noi, dentro i nostri figli. Si tratta solo di farli emergere e presentare loro le cose importanti e far riflettere sui grandi valori. Noi siamo stati stupidi perché non abbiamo chiesto loro le cose alte e li facciamo volare basso.
Credo che ci siano anche qui tre cose da fare. Per prima cosa presentare ai nostri figli le cose alte e chiedere sacrifici per le cose della vita per cui vale la pena vivere. Poi cercare di avere una visione positiva di loro, perché se noi continuiamo a denigrarli, non credono più in noi né in loro. Infine credo sia importante avere la luce dentro, ovvero la fiducia nella capacità di farcela, perché vale di più un ragazzo che sbaglia cento volte ma si rialza, che un ragazzo che cade una volta e non ce la fa più.
Il mondo adulto deve essere come un piano inclinato. Dobbiamo essere per loro pedagoghi cioè capaci di tradurre in termini semplici le cose vere. Questa è la cosa più urgente.

In foto Ezio Aceti

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