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22 Maggio 2013, 12.00

Musica da Bere

Ma che colpa abbiamo noi?

di Marisa Viviani
Nell'ambito della rassegna Musica da Bere, si tenuta a Villanuova la presentazione del libro "Dreamers & Dissenters", alla quale intervenuto il cantante Shel Shapiro, protagonista della stagione del sogno e del dissenso degli anni Sessanta

 

Nell'ambito della quarta edizione del festival musicale Musica da bere (1) si è svolta sabato 18 maggio, presso la Sala Consiliare del Comune di Villanuova sul Clisi, la presentazione del libro Dreamers & Dissenters, di Matteo Guarnaccia e Giulia Pivetta, presente l'autore e il cantante Shel Shapiro, che della stagione del sogno e del dissenso fu un noto testimone e protagonista; l'incontro con il pubblico e con la stampa non a caso era denominato Ma che colpa abbiamo noi, dal titolo di una famosissima canzone, appunto, di Shel Shapiro e del suo complesso The Rokes.

 Rapidissima l'introduzione del Sindaco di Villanuova Ermanno Comincioli, che per lasciare spazio al dibattito, con mirabile brevità ha sottolineato come sia oggi estremamente difficile far cultura, specialmente se rivolta ai giovani, ma come sia anche possibile, nonostante le difficoltà economiche e la collocazione in provincia della manifestazione, avere ospiti importanti e significativi. Ed allora il libro, attorno al quale si è svolta una conversazione informale che ha chiamato in causa l'autore, il cantante, gli esperti presenti, il pubblico stesso, come protagonisti diretti del periodo e dei suoi sussulti epocali.

 Dreamers & Dissenters, che sottotitola Viaggio illustrato tra le mode degli anni '60, è una storia del costume raccontata attraverso la raccolta delle notizie, curiosità e particolarità di quel decennio, i Sixties, gli Anni '60, descritti in un centinaio di tavole illustrate con disegni e testi descrittivi essenziali; una tabella cronologica percorre sinteticamente gli avvenimenti più significativi del decennio; un testo in lingua inglese nelle ultime pagine riassume il contenuto del lavoro. Per rappresentare questa storia “Sono stati usati i linguaggi della moda e dell'illustrazione per contestualizzare spostamenti stilistici, tic e amenità che hanno accompagnato eventi storici che avrebbero influenzato la geografia e la percezione del mondo. (..) Fino ad allora il mondo sembrava relativamente disciplinato, con qualche scossa data dal rock and roll, ma per il resto era color pastello, con i suoi schemi fissi, i ricchi si vestivano da ricchi e i poveri da poveri. Tutto era distinto, separato, le divisioni sociali nette: le categorie erano distinguibili per cultura e per censo, per esclusione o al contrario, per elezione.” (Renata Molho) In questo insolito approccio all'osservazione e allo studio degli Anni '60, rientrano musica, politica, moda, costume, arti, cinema, design, la società del tempo insomma, con le sue molte sfaccettature e contraddizioni, viste con l'occhio del protagonista diretto, Matteo Guarnaccia (classe 1954) e con quello di chi per età, seppur affascinata, ne è più distaccata, Giulia Pivetta (Classe 1984): “Con questo libro si ha la sensazione di attraversare un ponte, di percorrere con leggerezza quel tratto di strada sospesa che unisce il Prima e il Dopo. Non è solo un itinerario estetico, è il racconto di un cambio epocale...” (Renata Molho) 

Inevitabile quindi il confronto tra l'atmosfera di quell'epoca con il presente, e se il titolo del libro è focalizzato su Sognatori e Dissidenti, la conversazione non poteva che indirizzarsi lì, su quanto spazio sia rimasto oggi per il sogno e per il dissenso. Il tavolo dei relatori non ha avuto dubbi in proposito; l'idea fondante del libro è che gli Anni '60 siano stati portatori di istanze di massa contro il Potere e la configurazione sociale esistente fino a quel tempo; il dissenso espresso dai vastissimi movimenti di opposizione esprimeva il sogno di un cambiamento per una società migliore, pacifista, egualitaria, fondata sui diritti umani e civili, come Imagine di John Lennon cantava nella stagione del grande sogno e dei movimenti. Sognatori oggi, come in ogni tempo, sono così coloro che nonostante le sconfitte continuano a credere e a lottare per quei valori; lo spazio per il sogno si deve trovare dentro di sé, e nessuno può toglierlo se si è convinti di perseguirlo; il sogno non produce profitto e il comune sentire lo degrada come attività inutile e dannosa, non a caso il Potere cerca sempre di esercitare il controllo sulle menti e sul pensiero libero.

E' stato quindi ricordato come all'epoca i Sognatori, artisti musicisti donne giovani studenti lavoratori protestatari libertari pacifisti anticapitalisti contestatori e oppositori, fossero considerati, oltre che scomodi, anche dei perdigiorno che avrebbero avuto ben poco da dire e da realizzare nella vita quando l'ondata di proteste e manifestazioni si fosse esaurita. Il tempo ha reso però giustizia ai sognatori screditati, che perseguendo quei sogni rappresentano ancora dei modelli di riferimento nella cultura artistica, letteraria, musicale, come Matteo Guarnaccia (2), l'autore del libro, o Shel Shapiro (3), chiamato a interpretare lo Shylock shakespeareano in teatro (4) e oggi autore di una canzone sulla Costituzione Italiana (5).

 
Sognatori sono coloro che credono di cambiare il mondo e di lasciarlo migliore ai loro figli: è un insegnamento che ogni genitore dovrebbe trasmettere; questo è stato il messaggio forte uscito dal dibattito; vorrei aggiungere: insieme alla libertà di critica, di scelta e allo spazio d'azione nel mondo, nel lavoro, nell'arte, nella società, molto gravati oggi dalla presenza di una gerontocrazia che occupa e invade spesso immeritatamente tutti gli spazi vitali per la vita delle nuove generazioni, soffocando e umiliando l'aspirazione al proprio futuro. Se è vero infatti che la generazione dei Sognatori e Dissidenti chiedeva ai padri Che colpa abbiamo noi, per affermare il proprio diritto al cambiamento e alla scelta di un mondo migliore, quella stessa generazione non più figlia contestatrice, ma genitrice ora e responsabile verso i suoi figli, deve rivolgere a sé la stessa domanda, Che colpa abbiamo, noi?

Il quesito, anche se non esplicitato, ha trovato vari momenti di riflessione sui profondi mutamenti socio-culturali intervenuti da quegli anni ad oggi. “Stiamo vivendo milioni di solitudini, con la falsa convinzione che il Web sia la risposta alla frammentazione sociale; negli Anni '60 l'aggregazione attorno a importanti contenuti e valori civili e politici era fortissima, e la musica rappresentava un veicolo di idee e unione per i giovani; poi sono arrivati gli Anni '80 ed è iniziata l'autoreferenzialità, io voglio, io posso, io sono il migliore, il Noi ha ceduto il passo all'Io, è iniziato il consumerismo, la sottomissione al possesso delle cose, e oggi basta schiacciare un tasto sul pc per credere di avere aggregato le masse.”

 
Pare essere la constatazione amara di una sconfitta, e la realtà non è infatti la rappresentazione di una vittoria, ma se non si è dissertato invano sul passato e sul presente, resta il motivo iniziale con cui l'incontro ha preso avvio: nessuno può toglierti la voglia e il diritto di sognare un mondo migliore, e di lottare per realizzarlo. E' stata anche la pragmatica conclusione del Sindaco Comincioli , che sottolineando l'immediatezza del messaggio del libro, ha rilevato come possa far presa sui giovani e possa aprire con loro un canale di dialogo non banale, e ne ha auspicato la presentazione nelle scuole; meglio se con la presenza anche di Shel Shapiro, rivelatosi non solo uomo di musica e spettacolo, ma anche di cultura e realtà, e di immediatezza comunicativa. Condivisibile e augurabile.
                                                                                                       

 

Note

  1. Organizzata dall'Associazione Culturale Il Graffio con la partecipazione dei Comuni di Rezzato, Villanuova sul Clisi, Vobarno, della Comunità Montana di Valle Sabbia e con il patrocinio della Provincia di Brescia.

  2. Scrittore, pittore, storico del costume e dell'arte del secondo '900; figura di riferimento nell'arte visionaria contemporanea, esperto del movimento underground e dell'immaginario psichedelico degli anni '60.

  3. Cantante e chitarrista inglese, voce del gruppo The Rokes, famoso negli anni '60 in Italia, in seguito solista e artista versatile nel campo della musica e del teatro.

  4.  Shylock. Il Mercante di Venezia in prova. Di Robertò Andò e Moni Ovadia, ispirato  all'opera di William Shakespeare,

  5. "11". Shel Shapiro canta la Costituzione. “Ritengo che sia importante che venga ribadito, da uno come me, non più ragazzino, straniero diventato italiano, l'importanza della Costituzione Italiana in questo preciso momento, in cui sembra che il popolo non abbia più voce in capitolo.” Visibile e ascoltabile su Youtube.

  Nelle foto di Luciano Saia:

. Shel Shapiro con il Sindaco Comincioli
. Al tavolo dei relatori da sinistra: il Sindaco Comincioli, il giornalista Massimo Pirotta, il cantante Shel Shapiro, l'autore Matteo Guarnaccia, il giornalista Davide Vedovelli
. L'intervento del cantante e chitarrista Omar Pedrini
. Shel Shapiro e Matteo Guarnaccia

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