Cromo nel tombino, nei guai imprenditore lumezzanese
di Salvo Mabini

Il titolare di una galvanica di Lumezzane è stato denunciato dai carabinieri Forestali per aver sversato Cromo VI nel tombino del piazzale della sua ditta


Venerdì 8 maggio, nel pomeriggio, ai Carabinieri Forestali di Concesio veniva segnalato uno sversamento di rifiuti liquidi nel torrente Gobbia nel comune di Lumezzane.
I militari giunti sul posto, congiuntamente a tecnici dell’Arpa e dell’ATS di Brescia, constatavano che effettivamente da uno scarico di via Seneci recapitante nel corpo idrico vie era stata una fuoriuscita di cromo esavalente, pericolosissima sostanza, altamente inquinante.

Ricordiamo infatti che il cromo esavalente è un metallo che viene utilizzato nell’industria per via delle sue proprietà anti ruggine, purtroppo è anche un potente cancerogeno, quindi se non viene utilizzato con tutte le precauzioni del caso, può provocare tumori nelle prime vie aeree, dello stomaco e del polmone, ed è attivo anche a concentrazioni molto basse; pertanto, considerata sua solubilità in acqua, se sversato in un corpo idrico superficiale, lo si può poi ritrovare o nella falda sottostante o in altri corpi idrici anche a distanza di tempo e di luogo.

La zona è stata subito posta in sicurezza ed i carabinieri forestali avviavano una fitta ed operosa attività investigativa volta a risalire all’autore del gesto sconsiderato.
Veniva così percorso a ritroso, grazie ad un robot capace di muoversi all’interno di tubazioni e di rilevare le sostanze ivi contenute, il cammino del pericoloso fluido e si individuava dapprima una fossa biologica "imhoff" interrata nella stessa via, e successivamente un pozzetto di acque meteoriche direttamente collegate ad essa posto all’interno di una ditta galvanica poco distante.

A quel punto sono scattati immediatamente i controlli nell’azienda e li veniva confermata la presenza di cromo esavalente nel pozzetto e nella condotta che lo collegava alla fossa.

Veniva così posto sotto sequestro il sistema di scarico delle acque meteoriche della ditta, effettuati campionamenti e deferito all’Autorità Giudiziaria il titolare per il reato di smaltimento illecito di rifiuti (art. 256 c.2 del D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152) ed ora rischia la pena dell'arresto da sei mesi a due anni con l'ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro, trattandosi di rifiuti pericolosi.

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