Gruppi industriali, sempre meno bresciani, sempre più internazionali
di Redazione

Presentata la quinta edizione del rapporto sui 90 maggiori gruppi manifatturieri bresciani curato dal Centro Studi Aib, che nel 2013 restano solidi e recuperano redditività


Un tessuto produttivo nel complesso solido che, nonostante anni di crisi, è stato in grado di migliorare la redditività. E’ quanto emerge dalla quinta edizione del rapporto sui principali gruppi industriali bresciani presentato questa mattina in Associazione Industriale Bresciana.
L’analisi, curata dal Centro Studi AIB, quest’anno prende in esame i bilanci 2013 dei 90 maggiori gruppi manifatturieri bresciani, contro gli 80 delle passate edizioni, giungendo quindi a una copertura pressoché totale delle realtà che consolidano i propri bilanci e con un numero di imprese, comprese nel consolidamento, passato da 663 del 2012 a 684 del 2013.

“E’ un lavoro che guida ad una lettura articolata di quanto è in atto, non ultima quella dell’andamento dell’occupazione nei gruppi presi in esame: negli stabilimenti italiani ed esteri delle nostre aziende lavorano infatti 44.464 addetti, con una crescita del 2,5% degli occupati, un incremento medio di 12 unità. Più in generale, questo rapporto aiuta a comprendere le positività dell’internazionalizzazione e le ricadute sulle aziende e aiuta a capire anche i cambiamenti in atto e la sempre più articolata struttura internazionale del made in Brescia”, spiega Paolo Streparava, vice presidente di AIB allo Sviluppo d’impresa, innovazione ed economia, presentando il lavoro insieme agli analisti del Centro Studi.

Dall’analisi risulta inoltre come mediamente sia diminuito il volume d’affari, passato a 13,5 miliardi, con un calo del 2,4% per effetto del rallentamento della domanda mondiale e della contrazione del mercato comunitario e nazionale. Tuttavia, 46 gruppi su novanta (quindi il 51,1%) hanno visto crescere i ricavi.
Oltre all’allargamento del campione, un altro arricchimento del rapporto riguarda l’analisi delle vendite e del mercato di destinazione. Il 57,7 % dei ricavi è stato generato fuori dal territorio nazionale e questo dato – letto insieme a quello sulle partecipazioni detenute dai gruppi al di fuori dei confini nazionali – fa emergere uno spiccato profilo internazionale della manifattura provinciale.

C’è un ulteriore elemento che premia la qualità di quanto i gruppi bresciani sanno fare e vendere: il margine operativo lordo è cresciuto del 7,8% senza che la flessione del volume d’affari abbia avuto ripercussioni sulla redditività lorda della gestione industriale. Non emerge, infine, una relazione netta tra marginalità operativa e incidenza dei ricavi all’estero e questo vuol dire che il processo di internazionalizzazione è un percorso che può anche non portare immediati risultati economici ma generarli nel tempo.