Non ci resta che boh
di LoStraniero

Dicono che dico cose strane, ma non dicono nulla sulla loro veritŕ. Dicessero almeno boh! Non dicono, ma neppure pensano? Boh!


Boh è la parola più antica del mondo. Esprime dubbio, incertezza, incredulità.
 
«Noi navighiamo in un vasto mare, sempre incerti e instabili, sballottati da un capo all’altro.
Qualunque scoglio, a cui pensiamo di attaccarci e restar saldi, vien meno e ci abbandona e, se l’inseguiamo, sguscia alla nostra presa, ci scivola di mano e fugge in una fuga eterna.
Per noi nulla si ferma… che cos’è l’uomo nella natura? Un nulla in confronto all’infinito, un tutto in confronto al nulla, un qualcosa di mezzo fra nulla e tutto».
(Blaise Pascal, Pensieri, 72).
 
Dov’è la verità? Qui c’è solo la verità del dubbio, c’è solo boh.

«Leggete la storia e guardate
in fuga furiosa invincibili eserciti.
In ogni luogo
fortezze indistruttibili rovinano e
anche se innumerabile era l'armata salpando,
le navi che tornarono
le si poté contare.
…………
Intronato dagli ordini, passato alla visita
d'idoneitĂ  da barbuti medici, ispezionato
da esseri raggianti di fregi d'oro, edificato
da solennissimi preti, che gli sbattono alle orecchie
un libro redatto da Iddio in persona,
erudito da impazienti pedagoghi, sta il povero e ode
che questo mondo è il migliore dei mondi possibili e che il buco
nel tetto della sua stanza è stato proprio previsto da Dio.
Veramente gli è difficile
dubitare di questo mondo.
Madido di sudore si curva l'uomo
che costruisce la casa dove non lui dovrà abitare.»
(Bertolt Brecht, Lode del dubbio).
 
Dov’è la verità? Qui non c’è verità se non quella del dubbio, c’è solo boh.
 
E ci sei tu, lettore, col tuo cuore, con la tua mente e con i tuoi problemi di ogni giorno.
Siedi qui accanto al fuoco, che ti racconto una storia. Strana naturalmente.
 
Un giorno un uomo, come ogni anno, decise di seminare. Questa volta però anziché gettare il seme nel suo campo fertile e ben livellato si recò su un vicino promontorio e sparse il seme sulle rocce. Da allora in poi, tutti gli anni fece la stessa cosa.
Ogni mattina un pittore lasciava la sua misera stanza e, munito del cavalletto, della tavolozza, dei pennelli e dei colori, vagava nei dintorni del paese. Ogni tanto si fermava, montava il cavalletto e dipingeva.
Ha fatto questo per tutta la vita, ha dipinto centinaia di quadri e ne ha venduto forse uno. Solo uno. I soldi per i colori e il resto glieli dava il fratello.
I pittori d’arte moderna dipingono figure strane: le parti per esempio sono completamente prive di simmetria, occhi distanti, nasi staccati dalla bocca o dalla fronte, le orecchie, l’una in alto, l’altra in basso, seguono linee differenti, tutto sembra fuori contesto.
Cercare la forma in questi quadri è un’impresa non tanto facile. La forma non è assente, esiste, ma è a pezzi ed è difficile comporla. Forse le parti soddisfano prospettive, punti di vista diversi.
 
Potrei continuare, ma non occorre.
Secondo te lettore, quale logica muove questi uomini verso questi modi di essere?
Esiste una sola logica, o tante? E chi può dire quale sia la logica più logica delle altre?
Come mai la nostra logica, quella che ci hanno insegnato a scuola, quella che usiamo tutti i giorni nel nostro scrivere e parlare (soggetto, predicato e complemento), fondata sul sillogismo aristotelico, che chiamano logica classica, non riesce a spiegare certe cose?
Ci mancano gli strumenti per capire il mondo?
 
Come sostiene Morin la logica classica è il quarto pilastro del pensiero semplificante. Gli altri tre sono l’ordine, la separazione e la riduzione.
Il pensiero semplificante tende a ridurre tutto a elementi semplici, utilizza la logica non come strumento, ma come un giudice che decide con sentenza senza appello la verità o la falsità di un’affermazione.
Invece di cogliere le relazioni tra gli elementi della natura e della vita, elimina le contraddizioni imputandole a errori umani, le considera disturbi che possono essere tranquillamente ignorati, incidenti o accidenti di percorso che non possono deviare il cammino giĂ  predeterminato da leggi universali.
 
Lettore come faccio a spiegare cose che non presentano pieghe? 
E ammesso che ne avessero qualcuna, lo dovrei fare usando un linguaggio fondato sulla logica classica che si rivela inidonea a stabilire la veritĂ  o la falsitĂ  di certe affermazioni.
Non tutto si può ridurre al semplice. La parola semplice significa “senza piega”, (sine plic).
Quando perciò dico “ti spiego” altro non faccio che togliere la piega in modo che tu possa vedere quello che in essa è celato.
Nella nostra storia la piega non c’è e anche se ci fosse, in essa non troveremmo nulla.
 
E allora? Allora non ci resta che boh.
 
“Con questa faccia da straniero
 sopra una nave abbandonata
 sono arrivato fino a te”.
                          (G. Moustaki).
 
LoStraniero
 
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