Il Gobbia preso di mira da uno sversatore notturno
di Fonte: Egidio Bonomi, ęGiornale di BresciaĽ, 29 settembre 2012

Alle 2 di notte la sorveglianza ha sorpreso un inquinatore mentre scaricava nel torrente i residui della lavorazione galvanica, svanendo poi nel nulla. E come se non bastasse una delle sonde di controllo dell'Arpa è stata sotterrata e messa fuori funzione

 
C’è un risvolto significativo circa l’idea di salvaguardia dell’ambiente a Lume. Senza voler fare naturalmente di tutte le male erbe un fascio, gli addetti dell’Arpa che sorvegliano il Gobbia, ma pure il torrente Faidana e gli altri piccoli corsi d’acqua lumezzanesi, si sono trovati alle prese con due fatti che rivelano come certi malpensanti considerino le acque lo scarico ideale dei rifiuti peggiori, quasi uno sfrontato atteggiarsi a padroni del mondo. 
 
Il torrente Gobbia a fianco della via Ruca, in Faidana, raccoglie le acque che scendono da San Sebastiano. Qui gli addetti dell’Arpa hanno installato alcuni sensori per misurare il tasso d’inquinamento e del variare della temperatura dell’acqua. Quando il livello supera la normai sensori avvertono i sorveglianti dell’Arpa stessa che poi, unitamente ai vigili urbani, si recano sul posto a controllare quanto accaduto. 
 
Ebbene, un sensore collocato appunto sul Gobbia di Faidana, era sparito. Qualcuno lo aveva letteralmente sotterrato a quasi un metro di profondità dalla superficie. 
 
Non è finita: la sorveglianza, a tratti, avviene anche di notte e un inquinatore è stato sorpreso alle due del mattino mentre scaricava nel torrente i residui acidi della lavorazione galvanica.
 
Resosi conto¬†di essere stato scoperto, l‚Äôinquinatore¬†ha immediatamente preso la via della fuga¬†e si √® dileguato nel nulla facendo perdere¬†le proprie tracce. E di lui non si √®¬†saputo pi√Ļ niente.¬†
 
Il torrente Faidana, solitamente, è pulito, avendo un percorso montano al di fuori degli scarichi della città, salvo congiungersi col Gobbia in località Lazzaretto, sempre in Faidana. Anche qui erano stati installati dei sensori, presto tolti perché non registravano alcun inquinamento. 
 
Era inutile tenerveli per cui sono stati spostati sul Gobbia. Ecco che, dopo qualche tempo, anche il Faidana ha visto colorarsi le sue acque, alterate da sostanze nocive. Il che non può voler dire altro che i delinquenti scaricatori sono ben attenti a evitare ogni tipo di controllo. 
 
Tutto ciò rivela un’ottusità pervicace, una tracotanza folle che porta indietro a tempid’ignoranza trasudata da tutti i pori, ma dice anche d’una battaglia di retroguardia che non attiene certo alla furbizia, quanto alla stupidità.