Una domenica al Guglielmo per i 110 anni del Redentore
di Giuseppe Belleri

Nella mattinata di ieri, 15 luglio, centinaia di bresciani sono saliti in quota sulla "loro" montagna per rendere omaggio a quel monumento eretto il 24 agosto 1902 alla presenza del futuro papa Paolo VI. Di seguito il racconto di uno dei partecipanti

 
Domenica 15 luglio sul Monte Guglielmo sì è ricordata l’inaugurazione, avvenuta il 24 agosto 1902, del Monumento al Redentore. L’iniziativa è partita dall’Associazione Culturale Redentore - presidente Cesare Giovanelli -  che negli ultimi anni si è presa l’incarico di dare maggior lustro al monumento sopra gli occhi di molti bresciani.
 
Centodieci anni fa migliaia di bresciani – se ne contarono più di diecimila – s’incamminarono per vari sentieri; salirono col loro bastone di legno, pantaloni lunghi e cappello, per “vedere la cappella e la grande croce di ferro che si innalzava gloriosa nel cielo blu terso”.
 
C’era anche Giovanni Battista Montini, il futuro papa Paolo VI, che aveva quasi 5 anni: insieme al fratello Lodovico fece da chierichetto alla funzione. Domenica mattina, dopo una frugale colazione, alcune centinaia di bresciani hanno raggiunto in auto l’inizio del sentiero prescelto e con pantaloncini, bastoncini telescopici e indumenti tecnici, hanno iniziato la salita.
 
Anche noi eravamo con loro e potremo raccontarlo ai nipotini nelle lunghe serate invernali vicino al camino. Partiti da Caregno abbiamo incontrato e ammirato migliaia di fiori, che parevano seminati e trapiantati da una squadra di giardinieri; panorami stupendi, colori e profumi indescrivibili: sembrava di salire in Paradiso accompagnati oltre che dai nostri angeli custodi da schiere di arcangeli, che vigilavano ai lati del sentiero.
 
Quasi al termine della salita, annunciata da lontani tuoni, un’improvvisa e violenta grandinata che in pochi minuti ha coperto il sentiero e i prati circostanti di una bianca coltre e ci ha lasciati tumefatti e bagnati.
 
Il motivo ce lo ha spiegato il parroco di Zone che sta ospitando delle monache di clausura: s’erano impegnate già nei giorni scorsi in orazioni, penitenze e digiuni per chiedere ai Signori del tempo di tenere lontane le nubi dal Guglielmo nella mattina di domenica; probabilmente prese dalla stanchezza avranno schiacciato un pisolino e il diavolo ne ha approfittato.
 
Ben rinfrescati e bagnati abbiamo continuato fino alla vetta dove già ci attendevano dietro l’altare il vescovo Luciano Monari con sette sacerdoti concelebranti e attorno diverse centinaia di bresciani, capitanati dai sindaci di alcuni comuni limitrofi.
 
Al termine della Messa, condecorata da quattro cori della montagna (“Inzino”, “La Faita” di Gavardo, “Isca” di Iseo ed “Erica” di Paitone) sono state donate al vescovo una croce pettorale e una riproduzione del monumento; dopo i saluti agli amici ritrovati ognuno è ritornato sui suoi passi (alcuni, fortunati, si sono fermati a pranzare al rifugio Almici).
 
Sarà stato per la giornata particolare o per l’assistenza del Signore, ma già durante la celebrazione ci siamo sentiti un fuoco interiore che ci ha riscaldato ed asciugato (molti non si sono neppure cambiati la maglietta bagnata, pur avendo il ricambio) e siamo poi giunti a casa sereni, felici di esserci stati anche se un pochino stanchi.
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